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in collaborazione con

I giovani e la cultura nell'era della comunicazione
di Beatrice Nencha

Abbiamo chiesto alla dott.ssa Elisa Manna, responsabile del settore cultura del Censis, di commentare per noi il rapporto “I giovani e la cultura nell’era della comunicazione”, stilato su un campione di 1000 italiani dai 18 ai 30 anni. Eccone la (contraddittoria) fotografia...

Qual è il ritratto dei giovani fotografato dal Rapporto?


«Sono ragazzi molto romantici, che hanno un’idea dell’amore e dell’amicizia molto idealistica. Sono però convinti che bisogna apparire pragmatici e quindi fingono un adattamento ai valori dominanti che emergono nel nostro tempo. C’è quindi uno scarto netto tra il bisogno di crearsi un’immagine ‘forte’ e il sentimento interiore di coltivare le proprie emozioni ».

Come si risolve questa contraddizione?

«I giovani sono convinti che questo loro romanticismo non sia accettato dalla società e quindi, fingendo di adattarsi al modello imperante, sono sottoposti a una serie di stress».

Un’ambiguità che è presente anche nel rapporto con la religione.

«Sì. Una percentuale molto alta del campione si definisce cattolico ma se poi si verifica la pratica o la verità di fede ci si accorge che ognuno si confeziona una religione a suo uso e consumo. Questo perché i giovani concepiscono l’ autocollocazione nella religione cattolica come una ‘cuccia calda’, anche in assenza di un’adesione di fede reale».

Altri aspetti contraddittori emersi dalle risposte?

«Abbiamo chiesto se c’era una persona di riferimento nella cultura italiana o straniera, anche non più vivente: il 70 per cento non ha trovato alcun nome. Questo è un dato sconvolgente, da cui emerge un senso di grande solitudine mentale. Il restante 30 per cento ha citato nomi di personalità come Rita Levi Montalcini o il Papa, oppure di personaggi televisivi, da Biagi a Cecchi Paone. Questa frammentarietà mette in luce come non ci sia più un pantheon culturale comune ».

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